Arctic Monkeys – “Suck It and See”

Arctic Monkeys – “Suck It and See” – (2011, Domino)


Un famoso detto dice che “un libro non si giudica dalla copertina” ma – aggiungo io – neanche un disco come “
Suck It And See“, quarto album studio degli Arctic Monkeys.

Il titolo – non c’è bisogno di tradurlo – è già stato oggetto di censura negli States in quanto ritenuto volgare e offensivo: alcune delle maggiori catene di supermercati, infatti, venderanno il disco della band inglese coprendo il titolo con un adesivo.

Bando alle ciance puritane made in Usa: parliamo di questo album uscito il 6 Giugno 2011 e prodotto dall’etichetta Domino (la stessa che produce i Franz Ferdinand e iThe Kills). 

Dodici tracce, tutte scritte da Alex Turner – leader del gruppo (voce e chitarra) – reduce da Submarine, il suo EP da solista. Il disco ha sonorità molto più pop e rilassanti rispetto ai precedenti Arctic Monkeys che facevano scuotere la testa al ritmo di canzoni quali “The View from the Afternoon“, “I Bet You Look Good On The Dance Floor” o “Brianstorm” (solo per citarne alcune).

“L’ouverture” di “Suck It And See” è data dal riff “lisergico” di “She’s thunderstorms“: canzone, forse, un po’ pop-romantica ma ben riuscita musicalmente e testualmente. Successivamente c’è “Black treacle” – la seconda traccia – che inizia piano ma incrementa il ritmo quando attacca il basso.

La maturazione del quartetto di Sheffield si denota da “Brick by Brick” , canzone che ricorda un po’ i Queens of The Stone Age (suonati molto più lentamente): forse Josh Homme, produttore del loro disco precedente e presente in “All My Own Stunts” (settima traccia) ha lasciato il segno con lo stoner rock (basta ascoltare la quinta canzone “Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair“).

Il ritornello «I wanna rock and roll, brick by brick» ti entra in testa, così come il «shalalala» del quarto pezzo ” The Hellcat Spangled Shalalala. Questo disco, però, non contiene solo sonorità stoner : esempio pratico lo si può notare ascoltando le “ballate” come la nuova versione “Piledriver Waltz” (la vecchia compare in Submarine EP) o lo stile new wave di “That’s Where You’re Wrong.

Il mio coetaneo Alex Turner (classe 1986) con quest’album dà prova di saper scrivere testi di qualità e i suoi compagni d’avventura- Jamie Cook (chitarra elettrica, cori), Nick O’Malley (basso, cori) e Matt Helders (batteria, cori) – dimostrano di saperlo guidare con naturalezza da un tipo di sonorità ad un’altra.

Che altro dire? Visitate il loro MySpace e…..buon ascolto!

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This Many Boyfriends – “Getting A Life With…”

Eccomi qui a recensire per la primissima volta un disco sul mio blog. Vorrei cominciare da una band inglese talmente indie che su Wikipedia non ha una pagina dedicata. Ma dico io: c’è proprio bisogno di Wikipedia per recensire un CD?!? Almeno per cercare i nomi dei componenti! 🙂 Fortunatamente hanno il loro MySpace.

Laura – l’unica donna del gruppo – alla batteria, Daniel e Pete alle chitarre, Tom al basso e Richard, la voce del gruppo: ecco i This Many Boyfriends, giovane indiepop band di Leeds con “Getting a Life With…”, il loro EP d’esordio.

Il nome della band, molto probabilmente, è stato preso dall’ultima traccia di Jamboree, album datato 1988, dei Beat Happening, band indiepunk americana annoverata tra i “pionieri” del movimento lo-fi. L’album del quintetto di Leeds, uscito il 5 luglio di quest’anno e pubblicato dall’etichetta indipendente Thee Sheffield Phonographic Corporation, contiene 7 tracce: la prima traccia è scaricabile gratuitamente dal sito http://www.thismanyboyfriends.com ; sempre dal sito si può acquistare il loro CD al modico prezzo di 5 £ (circa 7 €, spese di spedizione postale incluse).

Cosa che trovo molto carina è che l’album dei This Many Boyfriends arriva a casa vostra assieme alla rivista del gruppo e agli adesivi.

Il CD parte alla grande con il pezzo dal titolo alquanto spiritoso – “I Don’t Like You (‘Cos You Don’t Like The Pastels)” – nelle quali si trovano sonorità alternativepunk-rock che ricordano un po’ i The Cribs.

Il secondo pezzo “I Should Be A Communist” è, secondo me, uno tra i più belli: arpeggio di chitarra ben riuscito, così come il giro di basso e il ritmo della batteria; la voce di Richard è sorprendente: ricorda un po’ il Morrissey dei primi tempi. Da brividi.

Sul terzo pezzo – “#1” – che dire? Lo ascolto ogni mattina sul treno. Canzone veramente rilassante che nel mezzo si ferma con un coretto carino, riprendendo poi con l’arpeggio di chitarra dell’inizio. “#1” conclude con una nota dell’assolo di chitarra “quasi stonata” che lascia l’ascoltatore un po’ di stucco.

Gli altri pezzi non voglio recensirveli in quanto consiglio di ascoltare vivamente l’intero EP. Concludo dicendo di ascoltarvi anche il singolo “Young Lovers Go Pop!”, disponibile sul loro MySpace dal 22 agosto. Che altro dire?!? Buon ascolto con i This Many Boyfriends, una band che merita veramente.

PS: Martedì 27 settembre 2011 Peter Sykes, chitarrista dei “This Many Boyfriends”, ci ha lasciato a seguito di un emorragia cerebrale. Questa era una band che, secondo me, poteva sfondare veramente: senza un elemento ora sarà molto più difficile.
RIP Pete.

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