Interpellanza del Pd – Le metrotranvie fanno capolinea in Parlamento

Metrotranvia Comasina-Limbiate Stazione Comasina3

da “Il Giorno – ed. Grande Milano” 2 ottobre 2014, pag. VII

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Punk in the Parliament !

Ieri sera in metropolitana, mentre oziavo allegramente sui social network, ho appreso in real time quanto stava accadendo in Commissione Giustizia alla Camera e, successivamente, nella seduta alla Camera dei Deputati.

Il primo commento che mi è venuto in mente è stato «altro che Rock in the Parlamento ! (rubrica che tiene sull’edizione online di Rolling Stone Magazine l’amica e compagna sen. Emilia De Biasi) Questo è Punk in the Parliament ! ».
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Sì, lo spettacolo andato ieri in scena a Roma è punk. Perché punk non è solamente un termine indicante un genere musicale e una cultura/movimento giovanile sorta negli anni ’70 in Inghilterra, ma ha anche diversi significati (di seguito ne elencherò solo alcuni e tenterò di declinarli).

Incominciamo col primo: meretrice. Il vocabolo punk , infatti, compare per la prima volta nel 1500 proprio con questo significato.

Non ha usato proprio questo stereotipo maschilista l’amico cormanese Massimo De Rosa, deputato del Movimento 5 Stelle (M5S), che da ieri sera è su tutti i giornali italiani: ci è andato quasi vicino, dicendo ad alcune parlamentari del Partito Democratico in Commissione Giustizia che, se sono arrivate in Parlamento, è perché sanno fare bene sesso orale.

Nonostante le 13 querele che si prenderà, Massimo si è già scusato pubblicamente sul suo profilo Facebook per l’episodio.

L’ on. De Rosa è Vice Presidente della VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) ed è noto il suo impegno per i temi ambientali: con lui ho avuto modo di parlare in occasione delle vicende inceneritore al Villaggio Ambrosiano e Rho-Monza.

Quando ho letto la notizia sono rimasto sorpreso per alcuni motivi: il primo perché, conoscendolo, mi sembra un ragazzo educato e con la testa a posto; il secondo è sul perché era in Commissione Giustizia se non ne fa parte. Però… è un sacrosanto diritto assistere alle Commissioni, si può; ma se non sei membro di quella Commissione è sacrosanto dovere restare in silenzio e non entrare in massa impedendo i lavori.

Sta di fatto che Massimo è entrato in Commissione, con alcuni suoi colleghi del M5S, per osteggiare la nuova legge elettorale. La tensione nella sala della Commissione è sempre di più salita: gridi, schiamazzi, manco l’Arena dei gladiatori nell’antica Roma o la finale di coppa Libertadores.

Mentre l’on. De Rosa stava uscendo dalla Commissione è partito da alcuni deputati del PD il grido “fascista”. Capisco che uno come Massimo se gli dai del fascista, cosa che non è, sbotta; arrivare però ad usare certe parole ce ne vuole: non è che, se mi offendono, risolvo le cose offendendo l’avversario. «Occhio per occhio – diceva Gandhi – rende il mondo cieco».

Esca per fuochi d’artificio

È la miccia che si è accesa tra i banchi dell’opposizione alla Camera quando la Presidente Laura Boldrini ha messo in atto la “ghigliottina”: nel linguaggio parlamentare il termine sta ad indicare il passaggio diretto al voto finale di un decreto, in qualsiasi fase dell’esame dell’aula si trovi. Nel provvedimento Imu-Bankitalia, se fossero state divise le due questioni, molto probabilmente non sarebbe successo niente: anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto più volte di dividere le due cose e, inoltre, ci sono miriadi di sentenze della Consulta contro i decreti omnibus.

Quando ormai mancava il voto finale sul decreto, alle 18.00 circa la Presidente Boldrini sospende la seduta e convoca l’ennesima conferenza Capigruppo. Due le opzioni sul tavolo: o la maggioranza accetta di far scadere il provvedimento, o le opposizioni accettano di ritirare i propri deputati (più di un centinaio) iscritti a parlare.

L’accordo in Capigruppo non viene raggiunto e quindi Laura Boldrini deve prendere una decisione difficile, che certamente scontenterà o la maggioranza, o l’opposizione.
Se la Presidente Boldrini non avesse usato la ghigliottina cosa sarebbe successo? La maggioranza l’avrebbe incolpata di non aver garantito alla Camera il diritto di votare un decreto: i lavori della Camera, infatti, sono organizzati secondo il metodo della programmazione ed esiste un contingentamento dei tempi.

Ma ci sarà un motivo del perché la ghigliottina non è mai stata usata in passato: perché utilizzandola elimini di fatto il diritto di espressione delle opposizioni.

A me i decreti-legge approvati a “manetta” non piacciono e, forse, è ora di finirla con questo modus operandi: nella storia d’Italia, chi faceva così estromettendo le Camere dalla loro funzione, era un personaggio nato a Predappio che poi hanno appeso morto a testa in giù alla pensilina del distributore di benzina a Milano in Piazzale Loreto all’angolo con corso Buenos Aires.

Un Parlamento a voce unica, che annulla il contraddittorio, non è democratico. Ma non è nemmeno democratico il motto “mandiamoli a casa tutti”.

Teppista

Alzarti dal posto, correre in massa coi tuoi colleghi imbavagliati verso il banco della Presidenza, occuparlo sedendoti sopra: anche se hai tutte le ragioni del mondo possibili, non è proprio un atteggiamento pacifico.
E poi vuoi farmi credere di essere pacifico alzando le mani in alto in segno di non belligeranza? Mi dispiace ma non fai ridere i polli, fai piangere.

Per non parlare di coloro i quali hanno sventolato il tricolore e buttato i soldi di cioccolato in aria (tra cui un ex ministro della Repubblica Italiana!).

Ma teppisti non sono solo gli atteggiamenti qui sopra elencati: è anche lo schiaffo in faccia ricevuto dalla parlamentare grillina Loredana Lupo da parte dell’onorevole di Scelta Civica Stefano D’Ambruoso.

Stupidaggine

Dai Parlamentari, come disse il partigiano Presidente Sandro Pertini, «deve partire l’esempio di attaccamento agli istituti democratici e soprattutto l’esempio di onestà e rettitudine». Bell’esempio di cacca quello attuale: parolacce, disfattismo, inconcludenza, analfabetismo, non rispetto per le Istituzioni.

Nella prima Repubblica – come dicono i miei “giovanotti” che ormai hanno la loro veneranda età e che in quegli anni facevano attivamente politica – si dibatteva, magari in maniera forte. C’era però il rispetto per gli avversari, sempre: si ascoltavano le osservazioni degli altri colleghi perché «dagli altri c’era sempre da imparare qualcosa».

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Quello che abbiamo visto ieri è pura stupidaggine: le Istituzioni ieri non hanno fatto una bella figura e chi ci rimette è il Paese che, mentre lotta tutti i giorni per arrivare alla fine del mese e per tentare di dare un futuro alle nuove generazioni, guarda basito questo spettacolo a dir poco indecente.

È proprio vero: Punk in the Parliament !

Spero tanto che i miei coetanei non comincino a cantare tutti insieme le ultime strofe di God Save the Queen dei Sex Pistols (No future! No future! No future for me! No future! No future! No future for you! ), anziché impegnarsi nel sociale e nel mondo politico, facendo partire un cambiamento civile e democratico fatto di idee concrete e, soprattutto, di fatti.

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