Mamma, cosa ne pensi di Matteo Renzi?

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«Parla troppo, però bisogna capirlo: è giovane, deve farsi strada.

A Firenze ha lavorato bene: il turismo è cresciuto; le scuole funzionano; gli aiuti agli anziani, ai disabili e ai bisognosi li ha dati; ha riconvertito il vecchio carcere (Le Murate); Palazzo Vecchio è sempre aperto con mostre, eventi ecc.

E poi…siamo sicuri che tutto quello che dice – parla bene, anche se è un po’ politicante – lo metterà in pratica? Bisogna vedere se il modello Firenze funziona poi per tutta Italia.

Un conto è amministrare un comune, un altro è amministrare un’intera nazione.

E ammettiamo che faccia bene anche per l’Italia e che il suo modello/programma è vincente: siamo sicuri che non abbia le mani legate dai vecchi marpioni della politica, del Partito e dell’apparato?!?»

Mi sa tanto che la assumo come spin doctress. Faccio male?

E poi, scusate: c’è chi, come Stefano Fassina (deputato Pd e responsabile del settore economia e lavoro nella Segreteria Nazionale del Pd), chiede consigli al cognato che lavora alle Poste; c’è chi come Raffaele Bonanni (segretario nazionale Cisl) chiede allo zio; io stamattina ho chiesto a mia mamma, 56 anni, commessa in una panetteria e casalinga a tempo libero: lo fanno Fassina e Bonanni, perché non lo posso fare anch’io?

PS: quando scrivo della “sciura Maria, casalinga di Cassina Amata di Paderno Dugnano” penso a lei e a tante altre mamme che tentano di coniugare con tantissima fatica il tempo per la famiglia e per il lavoro. E io le candiderei tutte alla Camera e al Senato.

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#elezioni2013: the day after. Analisi “tiepida”.

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Chi dice che il PD «non ha perso alle nazionali», che «non ha vinto alle nazionali ma ha tenuto» o che è «il primo partito in Italia» è meglio che stia zitto e dia l’impressione di essere scemo, anziché aprire la bocca e togliere ogni dubbio.

Il PD ha perso: non ci sono storie.

L’indagine dell’Istituto Cattaneo di Bologna uscita martedì sera dice che il PD ha perso 3.400.000 voti rispetto alle precedenti elezioni politiche (2008), pari a una contrazione del 28%.

Ho già fatto un appello su Facebook alle democratiche e ai democratici lombardi, dopo aver visto e letto delle boiate assurde sui vari social network: «maledetti grillini», «gli italiani non capiscono un c..zo», «prepariamo le valigie» ecc…: se ci definiamo democratiche e democratici, in quanto tali dobbiamo sempre rispettare il risultato del voto e la volontà espressa dai cittadini elettori.

Il voto, massima espressione democratica, ottenuto con lotte, morti e sangue per un’Italia migliore va sempre rispettato, anche quando questo non ci piace.

Dovremmo imparare che le varie esternazioni contro qualcuno non si fanno su Facebook, su Twitter e altri social network ma in separata sede, perché i panni sporchi si lavano in casa e non si asciugano nemmeno in pubblico.

A breve ci sarà il Congresso e tutti i nodi verranno al pettine: se verranno al pettine per poi essere risolti e ripartire “cattivi” più che mai mi sta bene; ma se verranno tutti i nodi al pettine per spaccare ed epurare qualcuno inter nos, giuro che mi dimentico di essere democratico e lo pettino io (a suon di calci).

Il nostro Partito, a tutti i livelli – locale, provinciale, regionale e nazionale – va però rivoltato come un calzino: i circoli vanno innovati e rinnovati e i veterani – pur restando sempre nel Partito – credo debbano fare non uno ma ben tre passi indietro.

La nave è affondata: chi è rimasto per anni al timone o faccia il mozzo, o tagli le bende per curare i tanti feriti da queste elezioni.

Cari veterani, cara nomenklatura, andate in giro a parlare con le persone comuni, con i giovani precari, con le sciure Maria casalinghe di Cassina Amata di Paderno Dugnano: non vi sopportano più.

Il Pd è un Partito Nuovo, non l’ennesimo nuovo partito: non è né la Dc, né il Pci; non sono i Popolari, né il Pds; non è la Margherita, non sono i Ds.

Il Pd ha un’anima progressista e riformista, non conservatrice: se un Partito non sa qual è la sua vera anima non va da nessuna parte ed è destinato a perdere.

Cari veterani, cara nomenklatura, fino ad adesso vi ho difesi ma ora non vi sopporto più nemmeno io: il mio tempo libero dedicato quasi totalmente al servizio della comunità, il mio profuso impegno, la mia passione – in tutti i sensi, positiva e negativa – non può essere smontata per causa vostra, per il vostro essere attaccati al cadreghino, per la vostra incompetenza, per la vostra incapacità di ascolto, per non saper attirare nuove persone ed essere accattivanti.

E a proposito del M5S: «I grillini sono tecnicamente fascisti perché credono nell’infallibilità del capo»? È una frase che ho detto anch’io ad un carissimo amico che ha votato M5S.

Ripensandoci, anche nel nostro Partito a vari livelli la nomenklatura è considerata infallibile. Fa niente se Berlusconi impera da 20 anni, se non si è in grado di far nascere il Pd e farlo diventare un partito moderno, innovatore, progressista e riformista: tanto ci pensa Grillo a suon di “vaffa” a fare la sinistra in Italia mentre noi siamo qui a far la polvere in sezione e a «smacchiare il giaguaro» quando fuori, in realtà, ci sarebbe una giungla da smacchiare.

Sì proprio Grillo, quello a cui nel 2009 è stato impedito di candidarsi alle primarie del Pd: bastava fargli una tessera, si candidava, prendeva le batoste alle primarie e vedevi che adesso nessuno parlava di MeetUp, di Movimento 5 Stelle, di Casaleggio ecc… Magari adesso i MeetUp li facevamo noi, chissà……

Con i se e con i ma non si va da nessuna parte: dobbiamo dunque far tutti la nostra parte per far rialzare il Pd, interrogarci e farci un serio esame di coscienza, vedere ciò che andato bene e ciò che è andato male, chiedersi il perché della débâcle.

E per quanto riguarda le amiche e gli amici democratiche e democratici padernesi credo sia indispensabile sin da subito interrogarci se vogliamo stravincere (ho detto stravincere, non vincere) le comunali nel 2014, voltare pagina e scrivere qualcosa su quel libro che si chiama “Storia delle cose fatte a Paderno Dugnano”, considerato che chi nel 2009 volle e promise «di voltare pagina» ha scritto poco e/o quasi nulla.

Abbiamo preso una batosta ma penso e credo che un bagno di umiltà faccia bene a tutti, soprattutto a chi si sente depositario della verità, a chi si sente “figo” e primo arrivato, a chi pensa sempre ai cavoli propri e non al lavorare uniti e per il Partito.

Mi han sempre insegnato – soprattutto me lo ripete spesso Sara Valmaggi, vice Presidente uscente del Consiglio Regionale Lombardo, con la quale ho l’onere e l’onore di collaborare -che se c’è un problema e non porto almeno una soluzione, vuol dire che anch’io faccio parte del problema.

Ovviamente Sara non fa parte del pantheon del Pd – le auguro ancora 100 anni di vita – ma si potrebbe prendere ad esempio ciò che Enrico Berlinguer – persona che ammiro ma che non fa parte della mia storia politica – diceva: «non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va. Il difficile, certo, è stare in mezzo alla mischia mantenendo fermo un ideale e non lasciandosi invischiare negli aspetti più o meno deteriori che vi sono in ogni battaglia. Ma alternative non ne esistono».

Enrico diceva anche che «ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno». Evidentemente molti nostri dirigenti – e mi spiace dirlo perché non sta a noi giudicare – non hanno imparato proprio un beato cavolo dalla lezione di Enrico Berlinguer.

Comunque sia andata l’impegno in queste elezioni c’è stato da parte di alcuni attivisti (giovani e vecchi): i mercati e i gazebo; l’attivismo su internet e sui social network; una comunicazione più efficace (finalmente); a Milano e a Monza ho visto che i Giovani Democratici Milano Città e i GD Monza e Brianza han tirato su un bel gruppetto; gente che si è fatta il mazzo a volantinare, attacchinare, incasellare; gente che ha lavorato in ufficio a livello organizzativo fino a tarda sera/notte con occhiaie da far paura, dietro le quinte, senza apparire, per il Partito e con il Partito. E a questa gente dico un milione di grazie!

Non dico grazie a quegli attivisti – tra cui molti nostri consiglieri comunali padernesi – mai presenti alle riunioni, mai presenti alle iniziative, mai presenti alle direzioni provinciali.
E non dico grazie a coloro che non sono riusciti, in alcuni posti e in alcune situazioni, a mobilitarsi in maniera inutile, non innovativa e/o inesistente.

Tenere i circoli aperti non serve a niente se si sta seduti a leggere l’Unità o Repubblica: cominciamo a fare iniziative sentite dalla cittadinanza, a coinvolgere i cittadini, ad andarli a stanare nei quartieri.

I liberi cittadini – magari – ci portano idee nuove, iniziano ad elaborare progetti assieme a noi, rinnovano e innovano la classe dirigente di questo partito.

Però lamentarsi non serve a niente e chiedo alle democratiche e ai democratici una cosa sola: basta! Proposte, progetti, idee, oli de gumbit (olio di gomito) e tac e soela (tacco e suola, camminare).

L’abbiamo sempre fatto ma dobbiamo farlo tutti, anche chi da quando è nato il PD sta alla finestra a guardare e a sbraitare, che non muove un dito che sia uno.

Questi ultimi bisogna recuperarli e chiedergli scusa facendo capire loro che abbiamo sbagliato in due, che bisogna mettere da parte i vecchi rancori.

Crisi, critica e criterio: parole che hanno la stessa radice etimologica in greco antico. Crisi (dal greco κρίσις – krìsis) vuol dire “scelta/decisione” ma anche “lotta”; critica e criterio (dal greco κρὶνω – krino) vuol dire “distinguo”, “giudico”. Quindi: essere consci della situazione contingente; giudicare ciò che è desiderabile per la nostra società; come e quali obiettivi stabilire e ritenere prioritari; in che modo scegliere quali scopi perseguire e a quali rinunciare una volta per tutti; lottare e raggiungere gli scopi.

Mio padre mi racconta spesso che mio nonno Piero, quando vedeva mio cugino cadere e piangere perché aveva imparato appena a camminare, seduto sulla sedia in cortile gli gridava “vegn chì che te tiri su”. Faceva bene il sciur Piero sacrista!

I più “esperti”, i più “vecchi” del Partito dovrebbero fare come mio nonno: incoraggiare noi giovani, lasciarci spazio, fornirci degli strumenti di formazione e autoformazione. Non devono né cooptarci, né lasciarci soli. I giovani che sono il nostro futuro e che solo loro ci salveranno da questa crisi: da Paderno Dugnano partirà un tram che porta a Cormano, che farà salire due giovani cormanesi, che li riporterà indietro alla fermata di Cassina Amata e che costituiranno i Giovani Democratici di Paderno e Cormano.

L’appello finale è una frase che dicono i cubani e gli argentini, «el que se arrastra no se cae»: chi striscia non cade.

Quindi non strisciamo: ci siamo sbucciati le ginocchia con queste elezioni ma siamo tutti grandi e vaccinati. Dai! Dai! Dai! (come dicono i Giovani Democratici di Milano Città): una bella spolveratina, una sistematina ai vestiti, ci si rialza e si cammina avanti, tutti insieme (e non solo uno per uno)!

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