#elezioni2013: the day after. Analisi “tiepida”.

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Chi dice che il PD «non ha perso alle nazionali», che «non ha vinto alle nazionali ma ha tenuto» o che è «il primo partito in Italia» è meglio che stia zitto e dia l’impressione di essere scemo, anziché aprire la bocca e togliere ogni dubbio.

Il PD ha perso: non ci sono storie.

L’indagine dell’Istituto Cattaneo di Bologna uscita martedì sera dice che il PD ha perso 3.400.000 voti rispetto alle precedenti elezioni politiche (2008), pari a una contrazione del 28%.

Ho già fatto un appello su Facebook alle democratiche e ai democratici lombardi, dopo aver visto e letto delle boiate assurde sui vari social network: «maledetti grillini», «gli italiani non capiscono un c..zo», «prepariamo le valigie» ecc…: se ci definiamo democratiche e democratici, in quanto tali dobbiamo sempre rispettare il risultato del voto e la volontà espressa dai cittadini elettori.

Il voto, massima espressione democratica, ottenuto con lotte, morti e sangue per un’Italia migliore va sempre rispettato, anche quando questo non ci piace.

Dovremmo imparare che le varie esternazioni contro qualcuno non si fanno su Facebook, su Twitter e altri social network ma in separata sede, perché i panni sporchi si lavano in casa e non si asciugano nemmeno in pubblico.

A breve ci sarà il Congresso e tutti i nodi verranno al pettine: se verranno al pettine per poi essere risolti e ripartire “cattivi” più che mai mi sta bene; ma se verranno tutti i nodi al pettine per spaccare ed epurare qualcuno inter nos, giuro che mi dimentico di essere democratico e lo pettino io (a suon di calci).

Il nostro Partito, a tutti i livelli – locale, provinciale, regionale e nazionale – va però rivoltato come un calzino: i circoli vanno innovati e rinnovati e i veterani – pur restando sempre nel Partito – credo debbano fare non uno ma ben tre passi indietro.

La nave è affondata: chi è rimasto per anni al timone o faccia il mozzo, o tagli le bende per curare i tanti feriti da queste elezioni.

Cari veterani, cara nomenklatura, andate in giro a parlare con le persone comuni, con i giovani precari, con le sciure Maria casalinghe di Cassina Amata di Paderno Dugnano: non vi sopportano più.

Il Pd è un Partito Nuovo, non l’ennesimo nuovo partito: non è né la Dc, né il Pci; non sono i Popolari, né il Pds; non è la Margherita, non sono i Ds.

Il Pd ha un’anima progressista e riformista, non conservatrice: se un Partito non sa qual è la sua vera anima non va da nessuna parte ed è destinato a perdere.

Cari veterani, cara nomenklatura, fino ad adesso vi ho difesi ma ora non vi sopporto più nemmeno io: il mio tempo libero dedicato quasi totalmente al servizio della comunità, il mio profuso impegno, la mia passione – in tutti i sensi, positiva e negativa – non può essere smontata per causa vostra, per il vostro essere attaccati al cadreghino, per la vostra incompetenza, per la vostra incapacità di ascolto, per non saper attirare nuove persone ed essere accattivanti.

E a proposito del M5S: «I grillini sono tecnicamente fascisti perché credono nell’infallibilità del capo»? È una frase che ho detto anch’io ad un carissimo amico che ha votato M5S.

Ripensandoci, anche nel nostro Partito a vari livelli la nomenklatura è considerata infallibile. Fa niente se Berlusconi impera da 20 anni, se non si è in grado di far nascere il Pd e farlo diventare un partito moderno, innovatore, progressista e riformista: tanto ci pensa Grillo a suon di “vaffa” a fare la sinistra in Italia mentre noi siamo qui a far la polvere in sezione e a «smacchiare il giaguaro» quando fuori, in realtà, ci sarebbe una giungla da smacchiare.

Sì proprio Grillo, quello a cui nel 2009 è stato impedito di candidarsi alle primarie del Pd: bastava fargli una tessera, si candidava, prendeva le batoste alle primarie e vedevi che adesso nessuno parlava di MeetUp, di Movimento 5 Stelle, di Casaleggio ecc… Magari adesso i MeetUp li facevamo noi, chissà……

Con i se e con i ma non si va da nessuna parte: dobbiamo dunque far tutti la nostra parte per far rialzare il Pd, interrogarci e farci un serio esame di coscienza, vedere ciò che andato bene e ciò che è andato male, chiedersi il perché della débâcle.

E per quanto riguarda le amiche e gli amici democratiche e democratici padernesi credo sia indispensabile sin da subito interrogarci se vogliamo stravincere (ho detto stravincere, non vincere) le comunali nel 2014, voltare pagina e scrivere qualcosa su quel libro che si chiama “Storia delle cose fatte a Paderno Dugnano”, considerato che chi nel 2009 volle e promise «di voltare pagina» ha scritto poco e/o quasi nulla.

Abbiamo preso una batosta ma penso e credo che un bagno di umiltà faccia bene a tutti, soprattutto a chi si sente depositario della verità, a chi si sente “figo” e primo arrivato, a chi pensa sempre ai cavoli propri e non al lavorare uniti e per il Partito.

Mi han sempre insegnato – soprattutto me lo ripete spesso Sara Valmaggi, vice Presidente uscente del Consiglio Regionale Lombardo, con la quale ho l’onere e l’onore di collaborare -che se c’è un problema e non porto almeno una soluzione, vuol dire che anch’io faccio parte del problema.

Ovviamente Sara non fa parte del pantheon del Pd – le auguro ancora 100 anni di vita – ma si potrebbe prendere ad esempio ciò che Enrico Berlinguer – persona che ammiro ma che non fa parte della mia storia politica – diceva: «non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va. Il difficile, certo, è stare in mezzo alla mischia mantenendo fermo un ideale e non lasciandosi invischiare negli aspetti più o meno deteriori che vi sono in ogni battaglia. Ma alternative non ne esistono».

Enrico diceva anche che «ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno». Evidentemente molti nostri dirigenti – e mi spiace dirlo perché non sta a noi giudicare – non hanno imparato proprio un beato cavolo dalla lezione di Enrico Berlinguer.

Comunque sia andata l’impegno in queste elezioni c’è stato da parte di alcuni attivisti (giovani e vecchi): i mercati e i gazebo; l’attivismo su internet e sui social network; una comunicazione più efficace (finalmente); a Milano e a Monza ho visto che i Giovani Democratici Milano Città e i GD Monza e Brianza han tirato su un bel gruppetto; gente che si è fatta il mazzo a volantinare, attacchinare, incasellare; gente che ha lavorato in ufficio a livello organizzativo fino a tarda sera/notte con occhiaie da far paura, dietro le quinte, senza apparire, per il Partito e con il Partito. E a questa gente dico un milione di grazie!

Non dico grazie a quegli attivisti – tra cui molti nostri consiglieri comunali padernesi – mai presenti alle riunioni, mai presenti alle iniziative, mai presenti alle direzioni provinciali.
E non dico grazie a coloro che non sono riusciti, in alcuni posti e in alcune situazioni, a mobilitarsi in maniera inutile, non innovativa e/o inesistente.

Tenere i circoli aperti non serve a niente se si sta seduti a leggere l’Unità o Repubblica: cominciamo a fare iniziative sentite dalla cittadinanza, a coinvolgere i cittadini, ad andarli a stanare nei quartieri.

I liberi cittadini – magari – ci portano idee nuove, iniziano ad elaborare progetti assieme a noi, rinnovano e innovano la classe dirigente di questo partito.

Però lamentarsi non serve a niente e chiedo alle democratiche e ai democratici una cosa sola: basta! Proposte, progetti, idee, oli de gumbit (olio di gomito) e tac e soela (tacco e suola, camminare).

L’abbiamo sempre fatto ma dobbiamo farlo tutti, anche chi da quando è nato il PD sta alla finestra a guardare e a sbraitare, che non muove un dito che sia uno.

Questi ultimi bisogna recuperarli e chiedergli scusa facendo capire loro che abbiamo sbagliato in due, che bisogna mettere da parte i vecchi rancori.

Crisi, critica e criterio: parole che hanno la stessa radice etimologica in greco antico. Crisi (dal greco κρίσις – krìsis) vuol dire “scelta/decisione” ma anche “lotta”; critica e criterio (dal greco κρὶνω – krino) vuol dire “distinguo”, “giudico”. Quindi: essere consci della situazione contingente; giudicare ciò che è desiderabile per la nostra società; come e quali obiettivi stabilire e ritenere prioritari; in che modo scegliere quali scopi perseguire e a quali rinunciare una volta per tutti; lottare e raggiungere gli scopi.

Mio padre mi racconta spesso che mio nonno Piero, quando vedeva mio cugino cadere e piangere perché aveva imparato appena a camminare, seduto sulla sedia in cortile gli gridava “vegn chì che te tiri su”. Faceva bene il sciur Piero sacrista!

I più “esperti”, i più “vecchi” del Partito dovrebbero fare come mio nonno: incoraggiare noi giovani, lasciarci spazio, fornirci degli strumenti di formazione e autoformazione. Non devono né cooptarci, né lasciarci soli. I giovani che sono il nostro futuro e che solo loro ci salveranno da questa crisi: da Paderno Dugnano partirà un tram che porta a Cormano, che farà salire due giovani cormanesi, che li riporterà indietro alla fermata di Cassina Amata e che costituiranno i Giovani Democratici di Paderno e Cormano.

L’appello finale è una frase che dicono i cubani e gli argentini, «el que se arrastra no se cae»: chi striscia non cade.

Quindi non strisciamo: ci siamo sbucciati le ginocchia con queste elezioni ma siamo tutti grandi e vaccinati. Dai! Dai! Dai! (come dicono i Giovani Democratici di Milano Città): una bella spolveratina, una sistematina ai vestiti, ci si rialza e si cammina avanti, tutti insieme (e non solo uno per uno)!

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Il sabato dei coraggiosi

Alcuni giovani padernesi e alcuni cittadini “temerari” sabato 10 novembre sono venuti a trovarci sotto il gazebo in Piazza della Resistenza, nonostante avessimo dato avviso sui blog e sui social network che la ciclofficina prevista alle 15:00 sarebbe saltata causa maltempo.

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Come già fatto in precedenza, noi Giovani Democratici di Paderno Dugnano abbiamo chiesto ai cittadini “la loro” sulla mobilità sostenibile, in particolar modo sui mezzi pubblici, sulla viabilità e la ciclo-viabilità padernese: tutti sono stati concordi – come in occasione della Fera de Dugnan – nel dire che la nostra Città è dotata di un buon sistema di piste ciclabili (anche se bisognerebbe valutarne l’ampliamento) che necessiterebbero di maggiore manutenzione e interconnessione.

Riportiamo qui di seguito gli interventi più significativi.

Alcuni ragazzi padernesi ci han detto che su Trenord e sui pullman che portano gli studenti agli istituti superiori “Levi” ed “Erasmo” di Bollate si viaggia in «condizioni disumane: basterebbe aumentare le carrozze e/o le corse dei pullman». Infine alcuni ragazzi del “Levi” ci hanno ringraziato per il comunicato stampa a sostegno della loro protesta del 22 ottobre u.s.

Un ragazzo palazzolese ci ha parlato invece «dell’assurda viabilità palazzolese: via Monte Sabotino, arteria centrale della frazione, si rivela anche essere la strada più pericolosa. I camion transitano a qualsiasi ora del giorno, le auto sfrecciano a velocità folli e il traffico – chiaramente nelle vie centrali -diventa insostenibile. Dov’è finito il progetto di pista ciclabile – datato 2003 – per questa benedetta/maledetta via?».

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La stazione FNM di Palazzolo Milanese necessita maggiormente – secondo il giovane palazzolese – «di più rastrelliere per le biciclette, alcune delle quali non fissate al suolo. Il piazzale della stazione è un altro punto dolente: i suoi parcheggi sono interamente occupati dai pendolari: chi vuole recarsi in centro è costretto a lasciare l’auto sul piazzale del mercato, dopo il sottopasso. Quest’ultimo ritengo sia una grande opera che permette di defluire il traffico d’auto dalle vie centrali del quartiere migliorandone la vivibilità. Il sottopasso però è ancora poco utilizzato perché si fa ancora in modo che le auto passino per il passaggio a livello provocando inutili code, traffico e inquinamento».

Per il ragazzo palazzolese il sottopasso «non è un “male”, come ritengono invece alcuni palazzolesi e alcuni commercianti i quali dicono che, così facendo, si sia cambiata in negativo la mobilità del quartiere».

Il giovane palazzolese ha poi concluso avanzando la proposta di «istituire sabati o domeniche con isole pedonali nei centri delle frazioni, per dare sollievo ai pedoni e per incentivare/far ripartire il commercio di vicinato».

Un altro ragazzo, questa volta dugnanese, ha sollevato una questione impegnativa quale «la necessità di una pista ciclabile sicura, ben tenuta e illuminata, parallela all’asse della Comasina. Effettivamente, grazie all’allungamento della linea gialla con le fermate Affori FN e Comasina, la possibilità per i padernesi di raggiungere Milano agilmente in metro è diventata quasi reale, anche grazie al ripristino della Metrotranvia Milano-Limbiate».

Il giovane dugnanese ha concluso affermando che «i parcheggi scarseggiano ad Affori e a Comasina – i lavori dovrebbero partire ad inizio gennaio – e arrivarci in bici è, allo stato attuale, alquanto sconsigliabile: perché non lavorare ad un progetto sovracomunale per una pista ciclabile che colleghi Paderno Dugnano alla stazione M3 Comasina?».

Ecco i coraggiosi!
Ecco i coraggiosi!

Come GD, nonostante il tempo sia stato davvero scoraggiante, siamo contenti dell’ottimo risultato: continueremo attraverso l’ascolto dei cittadini e con le nostre proposte a parlare di sostenibilità, ambiente e mobilità.

Per quanto riguarda la Ciclofficina, vi diamo già appuntamento per la Fiera di Primavera.

Nicoletta Saita, Laura Zanca, Matteo De Mitri, Efrem Maestri

Giovani Democratici Paderno Dugnano

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I Giovani Democratici per la mobilità sostenibile

CiclofficinaGD

Continua la campagna per la mobilità sostenibile dei Giovani Democratici di Paderno Dugnano.

Al link seguente puoi leggere il Comunicato stampa dei GD Paderno Dugnano

COMUNICATO-STAMPA-9-nov-2012-GD-Paderno-ciclofficina

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