I giovani sono “i nuovi rom della politica”? Lettera aperta all’amico Rubagotti

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Caro Gianni,

è passato quasi un mese da quando scrivesti, sul blog Paderno 7.0 On Air, un articolo dal titolo abbastanza “provocatorio” I giovani ovvero i nuovi rom della politica.

Un titolo che colpisce: non so, sinceramente, quanti abbiano letto l’articolo.

Nel leggerlo mi sono venute subito in mente tre cose:

1. un’interessante articolo della rubrica Bussole di Ilvo Diamanti (giornalista di La Repubblica)
Giovani e politica, una generazione altrove, che lessi nell’aprile 2013 e che ti invito a leggere;
2. una “storica” frase di Ennio Flaiano;
3. una serata, organizzata nel novembre 2010 dal blog Paderno 7.0, avente per tema “La Divina Commedia ai giorni nostri – Canto III dell’Inferno – Chi sono gli ignavi oggi”, nella quale fui invitato come relatore e mi venne fatta questa domanda: «I giovani molto spesso vengono dipinti come nullafacenti, che non si interessano alla vita politica. Ma questo avviene per ignavia (…)? (puoi leggere qui l’intera domanda e la mia risposta)

Credo che il post che hai scritto dovrebbe far in qualche modo “risvegliare” coloro i quali operano nelle realtà politico-sociali padernesi, in quanto hai messo a fuoco alcuni punti e spunti interessanti.
Potrei scriverti un libro in risposta ma, per non tediare te e i lettori (mi dispiace per te, ma è una lettera aperta), cercherò di essere breve (e mi scuso sin d’ora per la lungaggine).

Non solo i giovani sono “i nuovi rom della politica” e, secondo il mio modesto parere, lo sono anche i meno giovani.

Sia gli adulti, sia i giovani, sentono distanti l’attuale politica e le attuali istituzioni non solo in Italia, bensì anche in altri Paesi considerati democratici. Basti vedere i dati dell’affluenza alle urne al primo turno delle elezioni politiche (vedi figura 1). Questa disaffezione è provocata principalmente dalla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, la quale ha palesato una debolezza strutturale delle e nelle attuali istituzioni democratiche occidentali; queste ultime sono viste, agli occhi dell’opinione pubblica, non solo come prigioniere di interessi consolidati col e nel tempo, ma anche incapaci di rinnovare al loro interno la leadership politica (ricambio generazionale secondo la logica del merito e non secondo cooptazione) e incapaci di attuare politiche che rispondano seriamente al momento attuale.

Figura 1
Figura 1

Per me che faccio Politica, che credo nella Politica e nei Partiti, è brutto sapere che il 51,3% dei giovani tra i 18-24 anni e il 55,1% dei giovani tra i 25-34 anni ritengono che senza Partiti politici la democrazia possa funzionare (vedi dati sondaggio Demos e LaPolis 2013, riportati anche nell’articolo sopraccitato di Ilvo Diamanti). Per me è brutto sapere ciò, in quanto ho sempre creduto che i Partiti e la Politica sono il sale della democrazia e il fine di questi due elementi deve sempre essere il bene comune.

Unica eccezione sembrerebbe essere la Politica a livello comunale: i Sindaci godono di fatto maggior popolarità – quasi il doppio – rispetto ai politici nazionali. Forse Tocqueville (tu sai chi è caro Gianni, ai più giovani dico che non è il fondatore di un noto locale milanese, bensì uno storico-filosofo-politico francese vissuto nell’Ottocento) fu lungimirante quando scrisse che «è nel comune che risiede la forza dei popoli liberi. Le istituzioni comunali sono per la libertà quello che le scuole primarie sono per la scienza; esse la mettono a portata del popolo, gliene fanno gustare l’uso pacifico, e l’abituano a servirsene».

«I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui» (Ennio Flaiano). Ritornando al tuo articolo e rimanendo in tema di citazioni, l’aforisma di Flaiano, qualora fosse vero, dimostrerebbe che i giovani non sono dunque molto diversi dagli adulti: pensano e agiscono come coloro che li hanno educati. I luoghi dell’educazione, intendiamoci, non sono solo le famiglie bensì tutti quei luoghi, quelle agenzie educative (scuola, associazioni sportive/culturali, oratori/centri aggregazione, mass-media etc.), dove i giovani dovrebbero essere guidati a scoprire sé stessi, la loro interiorità, per diventare protagonisti attivi della loro vita e della società.

Se i giovani sono come tu li hai definiti “i nuovi rom” in quanto “non integrati”, forse sarebbe utile interrogarsi sul ruolo, sui metodi utilizzati e sulle “sfide” che utilizzano e/o che hanno le cosiddette agenzie educative.

Per quanto riguarda i tre temi definiti da te importanti – sesso, droga, salute – quali sono i programmi di educazione sanitario e sessuale nelle scuole, che permettano uno stile di vita sano e, perché no, una sessualità consapevole? Quali invece i programmi in merito all’uso di droghe?

Non sarebbe il caso di incentivare e/o inserire queste tematiche nel Piano per il Diritto allo Studio del nostro Comune? Lo sai Gianni, ho adottato il tuo stesso metodo di ricerca: le parole sesso/sessualità, droga/dipendenze non si trovano in quello del 2013/2014. Si trova invece la parola salute, legata al progetto di educazione “Io non ho paura”, il quale si propone di educare sin da piccoli i bambini ad affrontare con naturalezza temi legati alla malattia e all’ospedalizzazione.

Non sarebbe il caso che un Comune “faccia rete” e dia possibili risposte in merito ai tre argomenti da te citati?

Tu sicuramente saprai che il motto di EXPO 2015 è “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” e tra i temi che ruoteranno attorno a tale evento c’è il “prevenire le nuove grandi malattie sociali della nostra epoca, dall’obesità alle patologie cardiovascolari, dai tumori alle epidemie più diffuse”: facendo ironia amara, con la Rho-Monza a cielo aperto sicuramente si impediranno l’insorgere di nuove malattie.

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«I giovani d’oggi, sfigati, bamboccioni e mantenuti»: chi li definisce così non si ricorda di quando era giovane lui.

Caro Gianni, non ti hanno mai detto quando eri più giovane «alla tua età saltavo i fossi per la lunga»?
Quando andavo alle superiori mi è sempre venuta voglia di rispondere a queste persone in questo modo: «certo, come no! Alla mia età, caro il mio bell’adulto, eri pirla – nel senso di girare come una trottola – come lo sono io. Forse ci si divertiva con poco, sicuramente i videogiochi o i computer non esistevano, ma ricordati le cavolate che facevi e le botte che prendevi prima dai vecchi del Paese e/o dagli insegnanti, poi a casa dai genitori». Ovviamente non dico di ritornare a cinquant’anni fa, ma nemmeno avere genitori (non tutti) che difendono a spada tratta i propri figli (e qui si ritorna sempre al tema educazione).

«Sfigati», «bamboccioni» e «mantenuti»: questi gli epiteti pronunciati da alcuni componenti la nostra classe dirigente, i quali utilizzano la semplice tecnica del divide et impera: porre l’attenzione su parti della società considerate deboli e indifese, insultarle, dividendo di fatto l’opinione pubblica con lo scopo finale di dare forza alla propria autorità. Per dirla con un noto rapper, Frankie Hi-NRG «arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti».
Gianni, ti ricordo che il rap fa parte della cultura hip-hop e credo che almeno gente come Afrika Bambaataa, i Public Enemy o i Run DMC li avrai sentiti almeno nominare una volta negli anni ’80. Oppure Frankie Hi-NRG o Neffa (quando faceva ancora rap) nei primi anni ‘90.

Caro Gianni, concludo dicendoti che ciò che serve è investire dunque sulla cultura, sulla formazione, sull’educazione, sui giovani (e sugli anziani, che nel 2050 saranno forse 2 miliardi in tutto il mondo): un Paese che non fa questo è un Paese in cui si avranno sempre maggiori difficoltà a trovare un lavoro, un Paese non competitivo, un Paese che sopravvive alla giornata perché non sa cosa è stato, cosa è e cosa sarà.

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Ai giovani d’oggi – almeno credo – serve poco: spazi per riunirsi e strumenti in cui possono anche dare libero sfogo alla loro creatività (da una sala prove, all’organizzazione di eventi culturali/musicali/sportivi; da una sala studio, ad un ufficio dove possono creare una start-up); burocrazia snella e sgravi fiscali; ascolto, sostegno e comprensione da parte di chi li educa e da parte di chi dirige, a tutti i livelli, la società italiana.

Sarò un’idealista, un sognatore ma – per dirla sempre con Flaiano – «chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà».

Con stima e amicizia

E.M.

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#PadernoDugnano #Amministrative2014. Il “mio” PD che fa? (Episodio 3)

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Nell’Episodio 1 ho scritto le tre parole chiavela persona al centro; sostenibilità; sicurezza – sulle quali, secondo me, bisogna lavorare con i cittadini e con le associazioni e sui quali dovrebbero imperniarsi i forum tematici, sia fisici, sia su internet.

Credo e spero che le tre parole chiave possano essere largamente condivisibili; non è detto che dal dialogo con la Città ne emergano altre. Una volta condivise credo si possa iniziare il lavoro di “scoperta” della Città.

Bisogna dunque coinvolgere Paderno Dugnano in un cammino di lavoro partecipato (attraverso un clima collaborativo e aperto coi cittadini e con le associazioni), in un percorso di consultazione, che porti alla reciproca conoscenza e anche alle linee di redazione di un programma di priorità: sin da subito dobbiamo lavorare e costruire insieme un nuovo patto per il futuro di Paderno Dugnano.

Per coinvolgere più persone possibili credo che il percorso verso le amministrative 2014 non debba però partire dai Forum: i Forum dovrebbero essere la fase finale, il punto di arrivo di un lavoro partecipato, avviato e realizzato in precedenza.

Bisogna far vedere che in Città il PD c’è, che nel PD ci sono volti nuovi, che c’è uno stile innovativo e diverso di fare politica e per fare politica.

Quante volte abbiamo sentito la frase «il PD è un Partito Nuovo è non l’ennesimo nuovo Partito»: ebbene creiamolo, una volta per tutte.

Il progetto dovrebbe consistere in una consultazione su diversi temi della Città che sarebbero quelli classici di ogni programma raggruppati in quattro punti, che poi saranno gli stessi dei Forum Tematici:

  1. La persona e la qualità della vita (Welfare, Salute e Solidarietà; Servizi alla persona; Nuove generazioni; Servizi educativi e culturali; Sport e Tempo Libero; Integrazione e Convivenza Civile);
  2. La Città sostenibile (Energia pulita e Rifiuti Zero; Verde pubblico; Mobilità e Trasporti; Qualità abitativa e politiche per la casa; Città Metropolitana);
  3. Lo sviluppo economico (Lavoro; Risposte alla crisi; Industria-Commercio-Artigianato; Expo 2015; Semplificazione Amministrativa);
  4. Innovazione e Partecipazione (Amministrazione Digitale; Cittadinanza Attiva e Interattiva; Politiche di genere; Legalità e Trasparenza; Utilizzo delle Risorse).

Ovviamente i 4 punti non sono in ordine di importanza: saranno i cittadini e le associazioni che lo sceglieranno.

Affiancati ai 4 punti ci sarà la preparazione di questionari specifici e ben elaborati, con domande chiuse per facilitare l’elaborazione dei dati e tre/quattro domande aperte per raccogliere suggerimenti, istanze, lamentele e sopratutto proposte.

La consultazione in questo modo avrebbe due filoni con tempi di apertura e chiusura analoghi: il primo è quello da fare di persona da parte degli attivisti in luoghi pubblici – oratori, piazze, centri commerciali, scuole – con un questionario cartaceo e una urna per il ritiro; il secondo è quello informatico, sul web.

I questionari cartacei somministrati ai cittadini consentirebbero di contattare le persone e di parlare con tutti esponendosi e facendo vedere che il PD c’è, che non è un partito malato, che ha voglia di rialzarsi.

Il lavoro in mezzo alle persone dovrebbe avvenire in settembre/ottobre contestualmente al questionario informatico, ma il lavoro nel partito deve partire subito.

Tutta l’operazione dovrebbe avere un nome piacevole, del tipo “Scopriamo la Città che vogliamo”, “Costruiamo insieme il futuro della nostra Città”.

Il sottotitolo potrebbe essere “Il PD lavora con voi” o quello già esistente “Il PD ascolta la Città”, oppure tutti e due.

Infine arrivano i Forum.

A seconda degli argomenti affrontati dai questionari si faranno dei forum, dove si presenteranno i risultati e si discuterà in concreto con le persone che ci saranno perché attirate del lavoro fatto 😉

[Piccola considerazione: i forum tematici dovranno favorire un confronto continuo e un dialogo autonomo, ampio, libero, partecipato e aperto tra le associazioni, i blog, i semplici cittadini.
I forum devono essere dunque veri e non finti, non devono essere di “elite” e/o solo per gli “addetti ai lavori.Bisogna evitare che si verifichino episodi di dirigismo da parte dei responsabili/coordinatori di ciascun forum: guai se questi ultimi tenteranno di asservire coloro che parteciperanno con soluzioni già preconfezionate].

Auspico che da tutto questo nasca un nuovo patto con la Città e per la Città, un disegno di una Città che vuole un futuro diverso, un disegno di una Città fatta a misura di bambino.

Non avendo la verità in tasca questa è una mia semplice proposta. Se ci sono altre strade confrontiamoci, subito. Sì, subito, perché aspettare stanca.

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#PadernoDugnano #Amministrative2014. Il “mio” PD che fa? (Episodio 2)

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Nel post precedente avevo preannunciato di parlare dei forum tematici.
State tranquilli: ne parlerò nel prossimo episodio (Episodio 3).

Neanche a farlo apposta leggo oggi – 16 maggio 2013 – sul Blog La Scommessa, un post di due giorni fa scritto da un esponente del mio stesso Partito, l’amico e compagno Gianfranco Massetti, ex Sindaco della nostra Città. Anche lui dice che è ora di muoversi; anche lui parla dei forum tematici: mi fa piacere.

Due cose però mi rendono perplesso in tutto ciò che ha scritto Gianfranco:

  1. che la parola giovani non compaia;
  2. l’aprire il cantiere sul futuro di Paderno Dugnano nel 2020.
    Ma come nel 2020? Perché non pensare a lungo termine, al 2050? Diceva De Gasperi che «un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione». (Forse punto troppo in alto pensando al 2050 e che anche a Paderno Dugnano servirebbero più statisti e meno politici?).

Su quest’ultimo punto credo serva un nuovo patto per il futuro di Paderno Dugnano.
Un nuovo patto, che sia in grado di coniugare – oltre le 3 parole chiave citate nell’Episodio 1 (la persona al centro; sostenibilità; sicurezza) – il sostegno alle eccellenze del territorio, l’innovazione, l’efficienza amministrativa e soprattutto la solidarietà.
Un nuovo patto, che sia in grado di mobilitare nuove persone, nuove energie e più di ogni altra cosa le nuove generazioni.

Papa Benedetto XVI disse che «Essere attenti al mondo giovanile,saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente unopportunità,ma un dovere primario di tutta lasocietà».

Mi chiedo perché nella società odierna non si voglia riconoscere socialmente i giovani, rendendoli protagonisti attivi e non passivi della cosa pubblica.

Offriamo luoghi, occasioni e linguaggi per promuovere i tanti talenti dei giovani.
Il futuro è dei giovani, di noi giovani, e ci appartiene: un domani sarà compito nostro servire, gestire e amministrare la nostra comunità padernese.

Ai miei coetanei, ai giovani, chiedo di non restare fermi alla finestra a guardare e a criticare, bensì di svolgere un ruolo attivo nelle scelte e nelle sfide future che dovremo affrontare. Anche a Paderno Dugnano.

Credo che solo così, insieme e non solo uno per uno, il futuro e il rinnovamento può iniziare. E solo così noi giovani ritorneremo a sentirci fieri e orgogliosi della nostra Città e del nostro Paese.

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