Festa Patronale di Paderno: ritrovare il senso di essere comunità

La Festa Patronale di Paderno conclusasi ieri è stata, per dirla in termini giornalistici, “un successo di critica e di pubblico”.
L’ottimo risultato raggiunto grazie a quanti si sono prodigati per la buona riuscita dell’evento mi induce a porre in essere alcune riflessioni.
Il format “sagra di Paese” con “Palio delle Contrade” annesso, che ricorda un po’ i “Giochi senza frontiere” (ma che ne sanno i 2000?!?  ), non è affatto obsoleto ed è ancora vincente, almeno nelle realtà situate al di fuori dei comuni capoluogo.
Evidentemente c’è un’alternativa al centro commerciale, allo spaparanzarsi sul divano e guardarsi la partita o l’ultima serie Netflix, allo stare sui social network (cose che per altro faccio anch’io, non mi nascondo).
Tante persone sentono il bisogno di fuggire/staccare dalla società sempre più frenetica (e monotona) nella quale viviamo: il tema vero è come lo si fa.
La semplicità paga sempre: è bastato chiudere quattro strade, fare un torneo di giochi, concludere con una fontana danzante alla sera che più di un migliaio di persone si sono mosse da casa e sono tornate sulla terraferma riscoprendo quei legami che derivano dal senso di appartenenza ad una comunità e dalla partecipazione alla vita collettiva.
Sono cose che chi ha l’onere e l’onore di essere amministratore locale dovrebbe tenere conto.
Forse – e ometterei il forse – una volta al mese chiudere i centri storici dei quartieri sarebbe cosa buona e giusta e una proposta quale pedonalizzare di domenica la Comasinella – strada antica che attraversa 4 dei 5 borghi secolari padernesi – sarebbe da prendere in considerazione.

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