Festa Patronale di Paderno: ritrovare il senso di essere comunità

La Festa Patronale di Paderno conclusasi ieri è stata, per dirla in termini giornalistici, “un successo di critica e di pubblico”.
L’ottimo risultato raggiunto grazie a quanti si sono prodigati per la buona riuscita dell’evento mi induce a porre in essere alcune riflessioni.
Il format “sagra di Paese” con “Palio delle Contrade” annesso, che ricorda un po’ i “Giochi senza frontiere” (ma che ne sanno i 2000?!?  ), non è affatto obsoleto ed è ancora vincente, almeno nelle realtà situate al di fuori dei comuni capoluogo.
Evidentemente c’è un’alternativa al centro commerciale, allo spaparanzarsi sul divano e guardarsi la partita o l’ultima serie Netflix, allo stare sui social network (cose che per altro faccio anch’io, non mi nascondo).
Tante persone sentono il bisogno di fuggire/staccare dalla società sempre più frenetica (e monotona) nella quale viviamo: il tema vero è come lo si fa.
La semplicità paga sempre: è bastato chiudere quattro strade, fare un torneo di giochi, concludere con una fontana danzante alla sera che più di un migliaio di persone si sono mosse da casa e sono tornate sulla terraferma riscoprendo quei legami che derivano dal senso di appartenenza ad una comunità e dalla partecipazione alla vita collettiva.
Sono cose che chi ha l’onere e l’onore di essere amministratore locale dovrebbe tenere conto.
Forse – e ometterei il forse – una volta al mese chiudere i centri storici dei quartieri sarebbe cosa buona e giusta e una proposta quale pedonalizzare di domenica la Comasinella – strada antica che attraversa 4 dei 5 borghi secolari padernesi – sarebbe da prendere in considerazione.

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Sedi quartiere, Maestri chiede commissioni consultive

“Il Cittadino” – ed. Valle del Seveso – sabato 19 luglio 2014, p. 33

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I giovani sono “i nuovi rom della politica”? Lettera aperta all’amico Rubagotti

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Caro Gianni,

è passato quasi un mese da quando scrivesti, sul blog Paderno 7.0 On Air, un articolo dal titolo abbastanza “provocatorio” I giovani ovvero i nuovi rom della politica.

Un titolo che colpisce: non so, sinceramente, quanti abbiano letto l’articolo.

Nel leggerlo mi sono venute subito in mente tre cose:

1. un’interessante articolo della rubrica Bussole di Ilvo Diamanti (giornalista di La Repubblica)
Giovani e politica, una generazione altrove, che lessi nell’aprile 2013 e che ti invito a leggere;
2. una “storica” frase di Ennio Flaiano;
3. una serata, organizzata nel novembre 2010 dal blog Paderno 7.0, avente per tema “La Divina Commedia ai giorni nostri – Canto III dell’Inferno – Chi sono gli ignavi oggi”, nella quale fui invitato come relatore e mi venne fatta questa domanda: «I giovani molto spesso vengono dipinti come nullafacenti, che non si interessano alla vita politica. Ma questo avviene per ignavia (…)? (puoi leggere qui l’intera domanda e la mia risposta)

Credo che il post che hai scritto dovrebbe far in qualche modo “risvegliare” coloro i quali operano nelle realtà politico-sociali padernesi, in quanto hai messo a fuoco alcuni punti e spunti interessanti.
Potrei scriverti un libro in risposta ma, per non tediare te e i lettori (mi dispiace per te, ma è una lettera aperta), cercherò di essere breve (e mi scuso sin d’ora per la lungaggine).

Non solo i giovani sono “i nuovi rom della politica” e, secondo il mio modesto parere, lo sono anche i meno giovani.

Sia gli adulti, sia i giovani, sentono distanti l’attuale politica e le attuali istituzioni non solo in Italia, bensì anche in altri Paesi considerati democratici. Basti vedere i dati dell’affluenza alle urne al primo turno delle elezioni politiche (vedi figura 1). Questa disaffezione è provocata principalmente dalla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, la quale ha palesato una debolezza strutturale delle e nelle attuali istituzioni democratiche occidentali; queste ultime sono viste, agli occhi dell’opinione pubblica, non solo come prigioniere di interessi consolidati col e nel tempo, ma anche incapaci di rinnovare al loro interno la leadership politica (ricambio generazionale secondo la logica del merito e non secondo cooptazione) e incapaci di attuare politiche che rispondano seriamente al momento attuale.

Figura 1
Figura 1

Per me che faccio Politica, che credo nella Politica e nei Partiti, è brutto sapere che il 51,3% dei giovani tra i 18-24 anni e il 55,1% dei giovani tra i 25-34 anni ritengono che senza Partiti politici la democrazia possa funzionare (vedi dati sondaggio Demos e LaPolis 2013, riportati anche nell’articolo sopraccitato di Ilvo Diamanti). Per me è brutto sapere ciò, in quanto ho sempre creduto che i Partiti e la Politica sono il sale della democrazia e il fine di questi due elementi deve sempre essere il bene comune.

Unica eccezione sembrerebbe essere la Politica a livello comunale: i Sindaci godono di fatto maggior popolarità – quasi il doppio – rispetto ai politici nazionali. Forse Tocqueville (tu sai chi è caro Gianni, ai più giovani dico che non è il fondatore di un noto locale milanese, bensì uno storico-filosofo-politico francese vissuto nell’Ottocento) fu lungimirante quando scrisse che «è nel comune che risiede la forza dei popoli liberi. Le istituzioni comunali sono per la libertà quello che le scuole primarie sono per la scienza; esse la mettono a portata del popolo, gliene fanno gustare l’uso pacifico, e l’abituano a servirsene».

«I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui» (Ennio Flaiano). Ritornando al tuo articolo e rimanendo in tema di citazioni, l’aforisma di Flaiano, qualora fosse vero, dimostrerebbe che i giovani non sono dunque molto diversi dagli adulti: pensano e agiscono come coloro che li hanno educati. I luoghi dell’educazione, intendiamoci, non sono solo le famiglie bensì tutti quei luoghi, quelle agenzie educative (scuola, associazioni sportive/culturali, oratori/centri aggregazione, mass-media etc.), dove i giovani dovrebbero essere guidati a scoprire sé stessi, la loro interiorità, per diventare protagonisti attivi della loro vita e della società.

Se i giovani sono come tu li hai definiti “i nuovi rom” in quanto “non integrati”, forse sarebbe utile interrogarsi sul ruolo, sui metodi utilizzati e sulle “sfide” che utilizzano e/o che hanno le cosiddette agenzie educative.

Per quanto riguarda i tre temi definiti da te importanti – sesso, droga, salute – quali sono i programmi di educazione sanitario e sessuale nelle scuole, che permettano uno stile di vita sano e, perché no, una sessualità consapevole? Quali invece i programmi in merito all’uso di droghe?

Non sarebbe il caso di incentivare e/o inserire queste tematiche nel Piano per il Diritto allo Studio del nostro Comune? Lo sai Gianni, ho adottato il tuo stesso metodo di ricerca: le parole sesso/sessualità, droga/dipendenze non si trovano in quello del 2013/2014. Si trova invece la parola salute, legata al progetto di educazione “Io non ho paura”, il quale si propone di educare sin da piccoli i bambini ad affrontare con naturalezza temi legati alla malattia e all’ospedalizzazione.

Non sarebbe il caso che un Comune “faccia rete” e dia possibili risposte in merito ai tre argomenti da te citati?

Tu sicuramente saprai che il motto di EXPO 2015 è “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” e tra i temi che ruoteranno attorno a tale evento c’è il “prevenire le nuove grandi malattie sociali della nostra epoca, dall’obesità alle patologie cardiovascolari, dai tumori alle epidemie più diffuse”: facendo ironia amara, con la Rho-Monza a cielo aperto sicuramente si impediranno l’insorgere di nuove malattie.

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«I giovani d’oggi, sfigati, bamboccioni e mantenuti»: chi li definisce così non si ricorda di quando era giovane lui.

Caro Gianni, non ti hanno mai detto quando eri più giovane «alla tua età saltavo i fossi per la lunga»?
Quando andavo alle superiori mi è sempre venuta voglia di rispondere a queste persone in questo modo: «certo, come no! Alla mia età, caro il mio bell’adulto, eri pirla – nel senso di girare come una trottola – come lo sono io. Forse ci si divertiva con poco, sicuramente i videogiochi o i computer non esistevano, ma ricordati le cavolate che facevi e le botte che prendevi prima dai vecchi del Paese e/o dagli insegnanti, poi a casa dai genitori». Ovviamente non dico di ritornare a cinquant’anni fa, ma nemmeno avere genitori (non tutti) che difendono a spada tratta i propri figli (e qui si ritorna sempre al tema educazione).

«Sfigati», «bamboccioni» e «mantenuti»: questi gli epiteti pronunciati da alcuni componenti la nostra classe dirigente, i quali utilizzano la semplice tecnica del divide et impera: porre l’attenzione su parti della società considerate deboli e indifese, insultarle, dividendo di fatto l’opinione pubblica con lo scopo finale di dare forza alla propria autorità. Per dirla con un noto rapper, Frankie Hi-NRG «arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti».
Gianni, ti ricordo che il rap fa parte della cultura hip-hop e credo che almeno gente come Afrika Bambaataa, i Public Enemy o i Run DMC li avrai sentiti almeno nominare una volta negli anni ’80. Oppure Frankie Hi-NRG o Neffa (quando faceva ancora rap) nei primi anni ‘90.

Caro Gianni, concludo dicendoti che ciò che serve è investire dunque sulla cultura, sulla formazione, sull’educazione, sui giovani (e sugli anziani, che nel 2050 saranno forse 2 miliardi in tutto il mondo): un Paese che non fa questo è un Paese in cui si avranno sempre maggiori difficoltà a trovare un lavoro, un Paese non competitivo, un Paese che sopravvive alla giornata perché non sa cosa è stato, cosa è e cosa sarà.

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Ai giovani d’oggi – almeno credo – serve poco: spazi per riunirsi e strumenti in cui possono anche dare libero sfogo alla loro creatività (da una sala prove, all’organizzazione di eventi culturali/musicali/sportivi; da una sala studio, ad un ufficio dove possono creare una start-up); burocrazia snella e sgravi fiscali; ascolto, sostegno e comprensione da parte di chi li educa e da parte di chi dirige, a tutti i livelli, la società italiana.

Sarò un’idealista, un sognatore ma – per dirla sempre con Flaiano – «chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà».

Con stima e amicizia

E.M.

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