Pensieri positivi prima di andare a dormire

Nei cambi d’ora o negli intervalli in quel del “Gadda” di Paderno Dugnano – istituto dove ho fatto le superiori – potevano capitare sfottò campanilistici: dalla presa in giro tra comuni (o quartieri) “più popolari” e quelli “fighéta”, fino al fare i raffronti tra comuni (o quartieri) ove si viveva meglio (o peggio).
A ripensarci mi vien da sorridere: alla fine tutti eravamo dei giargianesi. Milanesi ariosi, o brianzoli…ma pur sempre giargianesi.
 
Cassina Amata, il quartiere dove tutt’ora abito, per me era “la piccola Parigi di Paderno Dugnano”, per altri “il paesino tagliato in due dalla Comasina e senza una piazza”.
Non badavo alle critiche di chi prendeva in giro Cassina Amata tranne quando lo dicevano quelli di Milanino (o che abitavano lì vicino): per loro era motivo di vanto ed orgoglio vivere quotidianamente la prima città giardino italiana.
E quando decantavano il Milanino a me facevano letteralmente incazzare: da una parte ero un po’ invidioso, dall’altra mi chiedevo cosa caspita volesse dire città giardino.
 
Per farla breve (peccherò di inesattezze e sarò lungo): agli inizi del ‘900 un certo commendator Buffoli, già noto per aver fondato l’Unione Cooperativa – allora era la cooperativa di consumo più grande d’Italia con circa 10mila soci! – e costruito l’Albergo e il Dormitorio popolare, si mise in testa di importare il modello delle garden cities inglesi alle porte di Milano.
Buffoli voleva una città ideale immersa nel verde nelle quali i lavoratori e le loro famiglie potessero vivere in modo “salubre e decoroso”: una città completa di servizi (cooperativa di consumo, scuola pubblica, Chiesa, l’acquedotto, gli spazi verdi ecc..), incentrata su un ampio viale alberato con essenze di pregio, attorno al quale si dovevano sviluppare dei villini in stile liberty e art decò esteticamente gradevoli (massimo 2 o tre piani, non di più), con mezzi di trasporto pubblici efficienti per raggiungere il posto di lavoro (gli uffici di Milano).
 
Il progetto del Buffoli non venne realizzato in toto a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e dell’aumento delle spese d’esercizio sostenute dall’Unione Cooperativa Edile.
 
Premetto che non sono un urbanista ma mi piace il bello: se uno passeggia per Milanino, immerso nel verde, sui marciapiedi larghi e vede le ville storiche della Città Giardino vede e vive il bello.
Ed è un gran piacere.
 
Mi son sempre chiesto se Paderno Dugnano può diventare una città giardino come il Milanino e quale tipicità e potenzialità ha da poter valorizzare e implementare per far sì che i padernesi possono vivere in modo “salubre e decoroso”.
 
Il pregio/difetto di Paderno Dugnano è l’essere policentrica: questo è dovuto al fatto che inizialmente erano 5 borghi rurali autonomi che sono stati aggregati tra loro a metà ‘800, ai quali poi si sono aggiunti i 2 quartieri di Calderara (che già esisteva ma era diviso tra Paderno e Dugnano) e il recente Villaggio Ambrosiano (sorto vicino alla fabbrica Tonolli negli anni ‘50).
Ognuno dei 7 quartieri ha una piazza (a parte Cassina Amata che però ha il camminamento di via Reali) e almeno uno o più parchi/parchetti pubblici per quartiere, oltre al mega polmone verde Parco Toti + Parco Lago Nord.
La potenzialità di Paderno Dugnano sono i parchi: se si lavorasse solo su questo, migliorandoli singolarmente attraverso una migliore manutenzione e delle essenze arboree di qualità, interconnettendoli meglio con corridoi ecologici e piste ciclabili…al posto della Città Giardino del Milanino avremmo la Città dei Parchi di Paderno Dugnano.
 
L’altra potenzialità di Paderno Dugnano sarebbero i parchi storici privati (altro gran bel polmone verde): l’apertura al pubblico, essendo privati, se i proprietari non vogliono è difficile da farsi.
Siglare delle convenzioni per fare eventi comunali di un certo spesso potrebbe valorizzare questi parchi privati e farli conoscere ai padernesi.
 
 
Villa Maga, Asinari di Bernezzo – foto aste Bolaffi
 
Lo vedete quello nella foto? Bello, vero? Quello è il Parco della Villa dei Maga, vicino a via Gramsci-via Cardinal Riboldi. In centro a Paderno.
La villa è all’asta: base di partenza 1 milione 250 mila €.
 
Forse chiedo troppo nello sperare in un filantropo come il commendator Buffoli o in un benefattore che la compra e, successivamente, la dona al Comune di Paderno Dugnano?
Oppure nello sperare di fare una colletta tra tutti padernesi?
Dai, sarebbero come base poco meno di una trentina di euro a testa, potremmo farcela.
 
Ma sarebbe un sogno, solo un sogno….però sono atalantino: sono abituato a sognare.

Tanti anni fa sognai il ritorno della Dea in Europa: tre anni fa è tornata in Europa League, l’anno dopo pure e recentemente è approdata in Champions League. Stanotte potrei sognare anche che il Comune di Paderno partecipi all’asta…….

 
Buonanotte!

Piccola e doverosa precisazione, martedì 15 settembre, ore 19:30:
gli amministratori dei beni pubblici e/o i legali rappresentanti degli enti pubblici non possono partecipare alle aste pubbliche. Vorrà dire che stanotte sogno l’acquisto da parte del Comune.

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Festa Patronale di Paderno: ritrovare il senso di essere comunità

La Festa Patronale di Paderno conclusasi ieri è stata, per dirla in termini giornalistici, “un successo di critica e di pubblico”.
L’ottimo risultato raggiunto grazie a quanti si sono prodigati per la buona riuscita dell’evento mi induce a porre in essere alcune riflessioni.
Il format “sagra di Paese” con “Palio delle Contrade” annesso, che ricorda un po’ i “Giochi senza frontiere” (ma che ne sanno i 2000?!?  ), non è affatto obsoleto ed è ancora vincente, almeno nelle realtà situate al di fuori dei comuni capoluogo.
Evidentemente c’è un’alternativa al centro commerciale, allo spaparanzarsi sul divano e guardarsi la partita o l’ultima serie Netflix, allo stare sui social network (cose che per altro faccio anch’io, non mi nascondo).
Tante persone sentono il bisogno di fuggire/staccare dalla società sempre più frenetica (e monotona) nella quale viviamo: il tema vero è come lo si fa.
La semplicità paga sempre: è bastato chiudere quattro strade, fare un torneo di giochi, concludere con una fontana danzante alla sera che più di un migliaio di persone si sono mosse da casa e sono tornate sulla terraferma riscoprendo quei legami che derivano dal senso di appartenenza ad una comunità e dalla partecipazione alla vita collettiva.
Sono cose che chi ha l’onere e l’onore di essere amministratore locale dovrebbe tenere conto.
Forse – e ometterei il forse – una volta al mese chiudere i centri storici dei quartieri sarebbe cosa buona e giusta e una proposta quale pedonalizzare di domenica la Comasinella – strada antica che attraversa 4 dei 5 borghi secolari padernesi – sarebbe da prendere in considerazione.

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Sedi quartiere, Maestri chiede commissioni consultive

“Il Cittadino” – ed. Valle del Seveso – sabato 19 luglio 2014, p. 33

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