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“Il Cittadino” – ed. Valle del Seveso – sabato 19 luglio 2014, p. 33

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I giovani sono “i nuovi rom della politica”? Lettera aperta all’amico Rubagotti

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Caro Gianni,

è passato quasi un mese da quando scrivesti, sul blog Paderno 7.0 On Air, un articolo dal titolo abbastanza “provocatorio” I giovani ovvero i nuovi rom della politica.

Un titolo che colpisce: non so, sinceramente, quanti abbiano letto l’articolo.

Nel leggerlo mi sono venute subito in mente tre cose:

1. un’interessante articolo della rubrica Bussole di Ilvo Diamanti (giornalista di La Repubblica)
Giovani e politica, una generazione altrove, che lessi nell’aprile 2013 e che ti invito a leggere;
2. una “storica” frase di Ennio Flaiano;
3. una serata, organizzata nel novembre 2010 dal blog Paderno 7.0, avente per tema “La Divina Commedia ai giorni nostri – Canto III dell’Inferno – Chi sono gli ignavi oggi”, nella quale fui invitato come relatore e mi venne fatta questa domanda: «I giovani molto spesso vengono dipinti come nullafacenti, che non si interessano alla vita politica. Ma questo avviene per ignavia (…)? (puoi leggere qui l’intera domanda e la mia risposta)

Credo che il post che hai scritto dovrebbe far in qualche modo “risvegliare” coloro i quali operano nelle realtà politico-sociali padernesi, in quanto hai messo a fuoco alcuni punti e spunti interessanti.
Potrei scriverti un libro in risposta ma, per non tediare te e i lettori (mi dispiace per te, ma è una lettera aperta), cercherò di essere breve (e mi scuso sin d’ora per la lungaggine).

Non solo i giovani sono “i nuovi rom della politica” e, secondo il mio modesto parere, lo sono anche i meno giovani.

Sia gli adulti, sia i giovani, sentono distanti l’attuale politica e le attuali istituzioni non solo in Italia, bensì anche in altri Paesi considerati democratici. Basti vedere i dati dell’affluenza alle urne al primo turno delle elezioni politiche (vedi figura 1). Questa disaffezione è provocata principalmente dalla crisi economico-finanziaria che stiamo attraversando, la quale ha palesato una debolezza strutturale delle e nelle attuali istituzioni democratiche occidentali; queste ultime sono viste, agli occhi dell’opinione pubblica, non solo come prigioniere di interessi consolidati col e nel tempo, ma anche incapaci di rinnovare al loro interno la leadership politica (ricambio generazionale secondo la logica del merito e non secondo cooptazione) e incapaci di attuare politiche che rispondano seriamente al momento attuale.

Figura 1
Figura 1

Per me che faccio Politica, che credo nella Politica e nei Partiti, è brutto sapere che il 51,3% dei giovani tra i 18-24 anni e il 55,1% dei giovani tra i 25-34 anni ritengono che senza Partiti politici la democrazia possa funzionare (vedi dati sondaggio Demos e LaPolis 2013, riportati anche nell’articolo sopraccitato di Ilvo Diamanti). Per me è brutto sapere ciò, in quanto ho sempre creduto che i Partiti e la Politica sono il sale della democrazia e il fine di questi due elementi deve sempre essere il bene comune.

Unica eccezione sembrerebbe essere la Politica a livello comunale: i Sindaci godono di fatto maggior popolarità – quasi il doppio – rispetto ai politici nazionali. Forse Tocqueville (tu sai chi è caro Gianni, ai più giovani dico che non è il fondatore di un noto locale milanese, bensì uno storico-filosofo-politico francese vissuto nell’Ottocento) fu lungimirante quando scrisse che «è nel comune che risiede la forza dei popoli liberi. Le istituzioni comunali sono per la libertà quello che le scuole primarie sono per la scienza; esse la mettono a portata del popolo, gliene fanno gustare l’uso pacifico, e l’abituano a servirsene».

«I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui» (Ennio Flaiano). Ritornando al tuo articolo e rimanendo in tema di citazioni, l’aforisma di Flaiano, qualora fosse vero, dimostrerebbe che i giovani non sono dunque molto diversi dagli adulti: pensano e agiscono come coloro che li hanno educati. I luoghi dell’educazione, intendiamoci, non sono solo le famiglie bensì tutti quei luoghi, quelle agenzie educative (scuola, associazioni sportive/culturali, oratori/centri aggregazione, mass-media etc.), dove i giovani dovrebbero essere guidati a scoprire sé stessi, la loro interiorità, per diventare protagonisti attivi della loro vita e della società.

Se i giovani sono come tu li hai definiti “i nuovi rom” in quanto “non integrati”, forse sarebbe utile interrogarsi sul ruolo, sui metodi utilizzati e sulle “sfide” che utilizzano e/o che hanno le cosiddette agenzie educative.

Per quanto riguarda i tre temi definiti da te importanti – sesso, droga, salute – quali sono i programmi di educazione sanitario e sessuale nelle scuole, che permettano uno stile di vita sano e, perché no, una sessualità consapevole? Quali invece i programmi in merito all’uso di droghe?

Non sarebbe il caso di incentivare e/o inserire queste tematiche nel Piano per il Diritto allo Studio del nostro Comune? Lo sai Gianni, ho adottato il tuo stesso metodo di ricerca: le parole sesso/sessualità, droga/dipendenze non si trovano in quello del 2013/2014. Si trova invece la parola salute, legata al progetto di educazione “Io non ho paura”, il quale si propone di educare sin da piccoli i bambini ad affrontare con naturalezza temi legati alla malattia e all’ospedalizzazione.

Non sarebbe il caso che un Comune “faccia rete” e dia possibili risposte in merito ai tre argomenti da te citati?

Tu sicuramente saprai che il motto di EXPO 2015 è “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita” e tra i temi che ruoteranno attorno a tale evento c’è il “prevenire le nuove grandi malattie sociali della nostra epoca, dall’obesità alle patologie cardiovascolari, dai tumori alle epidemie più diffuse”: facendo ironia amara, con la Rho-Monza a cielo aperto sicuramente si impediranno l’insorgere di nuove malattie.

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«I giovani d’oggi, sfigati, bamboccioni e mantenuti»: chi li definisce così non si ricorda di quando era giovane lui.

Caro Gianni, non ti hanno mai detto quando eri più giovane «alla tua età saltavo i fossi per la lunga»?
Quando andavo alle superiori mi è sempre venuta voglia di rispondere a queste persone in questo modo: «certo, come no! Alla mia età, caro il mio bell’adulto, eri pirla – nel senso di girare come una trottola – come lo sono io. Forse ci si divertiva con poco, sicuramente i videogiochi o i computer non esistevano, ma ricordati le cavolate che facevi e le botte che prendevi prima dai vecchi del Paese e/o dagli insegnanti, poi a casa dai genitori». Ovviamente non dico di ritornare a cinquant’anni fa, ma nemmeno avere genitori (non tutti) che difendono a spada tratta i propri figli (e qui si ritorna sempre al tema educazione).

«Sfigati», «bamboccioni» e «mantenuti»: questi gli epiteti pronunciati da alcuni componenti la nostra classe dirigente, i quali utilizzano la semplice tecnica del divide et impera: porre l’attenzione su parti della società considerate deboli e indifese, insultarle, dividendo di fatto l’opinione pubblica con lo scopo finale di dare forza alla propria autorità. Per dirla con un noto rapper, Frankie Hi-NRG «arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti».
Gianni, ti ricordo che il rap fa parte della cultura hip-hop e credo che almeno gente come Afrika Bambaataa, i Public Enemy o i Run DMC li avrai sentiti almeno nominare una volta negli anni ’80. Oppure Frankie Hi-NRG o Neffa (quando faceva ancora rap) nei primi anni ‘90.

Caro Gianni, concludo dicendoti che ciò che serve è investire dunque sulla cultura, sulla formazione, sull’educazione, sui giovani (e sugli anziani, che nel 2050 saranno forse 2 miliardi in tutto il mondo): un Paese che non fa questo è un Paese in cui si avranno sempre maggiori difficoltà a trovare un lavoro, un Paese non competitivo, un Paese che sopravvive alla giornata perché non sa cosa è stato, cosa è e cosa sarà.

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Ai giovani d’oggi – almeno credo – serve poco: spazi per riunirsi e strumenti in cui possono anche dare libero sfogo alla loro creatività (da una sala prove, all’organizzazione di eventi culturali/musicali/sportivi; da una sala studio, ad un ufficio dove possono creare una start-up); burocrazia snella e sgravi fiscali; ascolto, sostegno e comprensione da parte di chi li educa e da parte di chi dirige, a tutti i livelli, la società italiana.

Sarò un’idealista, un sognatore ma – per dirla sempre con Flaiano – «chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà».

Con stima e amicizia

E.M.

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Rete comunale alimentare, di prossimità e di raccolta

imagesSi è svolto, ieri – 21 novembre 2013 – presso la sede del Consiglio di Quartiere di Palazzolo, l’incontro sul progetto “PRIMARIE DELLE IDEE“, organizzato da Gianni Rubagotti, cui hanno partecipato: l’Associazione “Centriamo il Futuro” che, tramite Davide Cattaneo ha parlato della proposta sulla partecipazione e sui Quartieri; Katia Scanavacca che ha proposto il Registro del Testamento Biologico; lo stesso Gianni Rubagotti che ha presentato la pratica della Tagesmütter (Mamma di giorno); Oscar Figus – Coordinatore PD Paderno Dugnano – che ha esposto il progetto “Almeno 4000 alberi” ed io.  Tutti gli interventi, ai quali ho espresso parere favorevole votando SÌ, sono stati secondo me molto interessanti. Alla fine della serata relatori e presenti, secondo quanto proposto da Gianni Rubagotti, hanno indicato la classifica delle priorità. Di seguito la traccia del mio intervento.

La crisi economica continua ancora oggi a colpire duramente le famiglie padernesi e, più in generale, le famiglie italiane e quelle di tutto il mondo. Chi perde il lavoro oggigiorno ha serie difficoltà nel ritrovarlo: una situazione che si ripercuote drammaticamente sulle famiglie e sui singoli, creando situazioni di fragilità diffuse e tensioni nel tessuto sociale.

Le parrocchie e le tante associazioni caritative padernesi tentano di far fronte alla crisi aiutando le famiglie bisognose, dalla costituzione del Fondo “Lo avete fatto a me” che ad oggi ha raccolto più di 120 mila euro, fino ad arrivare alla distribuzione dei viveri.

Chi governerà nel mandato 2014-2019 avrà l’onere di attuare scelte per contenere gli effetti di questa situazione di crisi e dovrà attrezzarsi per creare risposte utili, supportando le locali Onlus e giocando un ruolo coordinativo.

Una di queste risposte utili potrebbe essere la creazione di una “Rete comunale alimentare, di prossimità e di raccolta”. Passo alla mia proposta. Cosa intendo per “prossimità e di raccolta”?

Partiamo dalla parola “prossimità”.66972103

Il tema di Expo 2015 è “Feeding the Planet, Energy for Life – Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, tema che obbliga i governi di tutte le città a ripensare anche un nuovo modello di filiera alimentare, vale a dire a costruire nuovi strumenti per favorire il ciclo che attraverso la distribuzione passa dai produttori ai consumatori.

Negli ultimi vent’anni la prossimità commerciale, ovvero la vicinanza reale tra venditore e acquirente, è venuta meno a causa di due fattori: sviluppo urbanistico e politiche immobiliari. Così facendo la GDO ha sottratto spazio al dettagliante.

Per avere qualità e varietà, per risparmiare, per comodità, per socializzare e per ritrovare quei negozi di vicinato che, purtroppo, stanno scomparendo tante persone frequentano il mercato: secondo i dati F.I.V.A. – Federazione Venditori Ambulanti e su Aree Pubbliche – sono 25,5 milioni gli italiani che vanno al mercato, di cui il 78% donne.

Prossimità non significa solo risparmio di tempo e di fatica nell’acquisto ma investe anche la domanda di salute come qualità della produzione alimentare: 3 italiani su 4 hanno cambiato le abitudini di consumo a favore di prodotti del territorio, cibi locali freschi, che non devono percorrere grandi distanze e subire lunghi tempi di trasporto prima di giungere in tavola, diminuendo i passaggi intermedi dai produttori al consumatore con un risparmio anche in termini di impatto ambientale.

Nasce così negli ultimi anni il concetto di Km 0, ovvero di prodotto a filiera corta, e il fenomeno dei mercati degli agricoltori in città, il cibo a Km 0 (vedi Coldiretti).

Il consumo di prodotti agricoli locali provenienti dai dintorni rappresenta tuttavia ancora un fenomeno elitario di nicchia, basato su un’elevata disponibilità di tempo e sulla necessità di ritirare le merci dal produttore. Oggi, infatti, l’unica l’alternativa all’acquisto diretto in loco è costituita dai quasi 2 milioni di italiani che attraverso i gruppi di acquisto organizzano la spesa collettiva e il ritiro delle merci ordinate.

Come far arrivare ai Padernesi beni di qualità alimentari prodotti nei dintorni della Città, ad un prezzo buono con un sistema facile di consegna?

I diversi produttori agricoli che operano nei comuni limitrofi il nostro e/o che fanno parte del distretto agricolo dell’Olona (comuni attorno al parco delle Groane) che attualmente vendono in loco i loro prodotti, concentreranno la distribuzione:

  • ad un nuovo mercato ortofrutticolo del nord Milano (quindi bisogna crearlo);
  • al Distretto di Economia Solidale delle Groane e del nord Milano (che tuttora è un’associazione informale di Gruppi di Acquisto Solidali (GAS), Cooperative Sociali e di Produttori che operano sul territorio nord-ovest Milano, attorno al Parco delle Groane e del Rhodense. Il DES è un progetto culturale ed economico che mira a costituire una rete locale di soggetti che praticano, diffondono, promuovono e salvaguardano il consumo critico e solidale nonchè l’economia locale).

PROSSIMITÀ DELLA DISTRIBUZIONE: Al Mercato Ortofrutticolo o al DES i bancarellisti, oltre ai prodotti per la vendita ordinaria, si riforniranno di quella quantità di prodotti locali – controllati e identificati da un bollino di qualità e di prezzo certificati- già preordinata e pagata in anticipo dai milanesi. Il controllo qualità sarà effettuato in collaborazione con ASL.

Attraverso un call center del mercato ortofrutticolo o del DES, e un portale dedicato (patrocinato dal Comune di Paderno Dugnano e dei Comuni aderenti) si raccoglieranno le ordinazioni: i bancarellisti avranno così una quota di venduto assicurato dal sistema, senza perdite di tempo, di soldi e di spostamenti.

PROSSIMITÀ COI CONSUMATORI: Tutti i padernesi – e non solo, anche i cittadini dei comuni del nord ovest e del nord milano – che avranno aderito alla “Rete interComunale Alimentare” (tramite un’iscrizione) potranno accedere, risparmiando, a prodotti di qualità, ritirando il proprio ordine direttamente sulle bancarelle dei mercati di Dugnano e Palazzolo aderenti al servizio. I cittadini che desiderano ricevere a casa i prodotti avranno a disposizione un sistema di home delivery organizzato dagli esercenti ambulanti e garantito dal Comune nei casi di necessità (anziani, disabili, malati).

488px-ArcimboldovertemnusDecliniamo la parola raccolta

Prima vorrei darvi alcuni dati per meglio inserirvi nel tema che affronterò.

Dal 1987 la Commissione Europea, nell’ambito della Politica Agricola Comune, finanzia la distribuzione di prodotti alimentari destinati alla popolazione indigente situata sui territori nazionali dei cosiddetti Stati Membri. In Italia sette Organizzazioni caritative, (Croce Rossa Italiana, Caritas Italiana, Fondazione Banco Alimentare, Banco delle Opere di Carità, Associazione “Sempre Insieme per la Pace”, Comunità di Sant’Egidio, Associazione Banco Alimentare Roma) sono formalmente riconosciute ed iscritte al relativo Albo istituito presso AGEA – Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura.

L’Organismo pagatore e Coordinatore AGEA, oltre ad occuparsi di agricoltura, tramite le 7 organizzazioni caritative interviene rispondendo all’obiettivo di ridurre il livello di insicurezza alimentare, perseguendo un alto livello di sostentamento e di coesione sociale.

Coloro che non possono permettersi un’alimentazione adeguata, soprattutto a fronte dell’attuale crisi economica, e che sono attualmente assistiti dalle 7 organizzazioni caritative, dal 2010 al gennaio 2013 sono aumentati del 47,2%: dai 2.763.379 del 2010 siamo passati ai 4.068.250, quindi un aumento di oltre un milione di persone sul territorio nazionale.

I bambini di età inferiore ai 5 anni e gli ultra 65enni sono i soggetti più a rischio: 428.587 (0-5 anni); 578.583 (over 65), secondo i dati forniti dall’AGEA. Quasi il 40% dei bambini 0-5 anni indigenti è concentrato in due sole Regioni: Campania e Sicilia. In Lombardia sono pari a 37.867. La tendenza di crescita del bisogno sicuramente aumenterà anche nel 2014.

Cosa è stato fatto a Paderno Dugnano fino ad ora:

  • distribuzione viveri famiglie bisognose e colletta alimentare;
  • osservatorio sullo spreco alimentare a Paderno Dugnano (gruppo Facebook creato da Gianni Rubagotti, che prese contatti anche con il presidente della delegazione padernese della Confcommercio, Pierino Favrin, sullo spreco alimentare del pane invenduto)
  • contributo liberale da parte dell’Amministrazione Comunale al Banco alimentare. A partire da giugno 2012 convenzione tra Comune e Banco Alimentare finalizzata a interventi di sostegno alle famiglie bisognose del territorio e alla promozione di una cultura della solidarietà attraverso il recupero e la ridistribuzione gratuita agli indigenti delle eccedenze alimentari.

La convenzione si protrarrà fino al 2013: e dopo?

Guardando il bilancio sociale del Banco Alimentare ho voluto vedere da dove arriva la maggior parte degli alimenti recuperati: AGEA (con gli aiuti alimentari UE); Consorzi Ortofrutticoli; Industrie Agroalimentari; GDO (Grande Distribuzione Organizzata); Ristorazione Organizzata; Centri Distribuzione Alimentare.

Poche sono le Pubbliche Amministrazioni, gli Enti Locali e i negozi di vicinato che fanno pervenire le merci invendute perfettamente conservate ma vicine alla scadenza.

Perché non coinvolgerli ampliando la suddetta iniziativa – o facendone una nuova/parallela – chiedendo loro di donare le merci invendute?

Basterebbe che l’Amministrazione Comunale, di concerto con le Associazioni di Categoria, acquistasse un furgoncino per ritirare la merce e donarla:

  • o direttamente alle famiglie bisognose del territorio;
  • o direttamente alla Rete del Banco Alimentare.

Arcimboldo-anteprima-400x598-255661CONCLUSIONI: ho fatto questa proposta, che a me sembra semplice ma in realtà è un po’ complessa, perché tra meno di due anni ci sarà EXPO 2015. Tema di Expo 2015 non è costruire opere faraoniche ma aprire le porte ai 132 paesi e alle 5 organizzazioni partecipanti (Fao, Comm. Europea, Onu, Cern, SMOM) per porre il tema della nutrizione al centro dell’attenzione internazionale.

Spero vi sia piaciuta la mia proposta. Grazie.

Video dell’Intervento – Rete comunale alimentare, di prossimità e raccolta

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